mercoledì 5 febbraio 2014

Profumo di cielo


"Dammi solo cinque minuti. Ti porterò in quella chiesa, oggi." Disse Antonio rivolgendosi alla sua amata. S'incamminarono per raggiungere i piedi della montagna. " Non so se oggi incontrerò Dio, ma sento un forte desiderio di arrivare presto in quella chiesa." Confidò, Maeva. Arrivarono vicino alla meta e cominciava a intravedersi una piccola chiesa, fatta di legno, traballante. Eppure era li da centinaia di anni. Entrarono e furono accolti da un clima celestiale. La chiesa era piccola, c'erano delle panche di legno che occupavano la sala e di fronte, un umile altare, dove stava per dare inizio alla sua predica un vecchio pastore. Antonio e Maeva riuscirono a trovare uno spazio per sedersi, nonostante la chiesa fosse già affollata di fedeli. Dopo qualche minuto partì una musica dolce e il pastore, alzando le mani al cielo, invitò i fedeli a lodare il Signore. Si udì un'insieme di voci soavi che inneggiava alla grandezza di Cristo. Maeva si guardò intorno, poi chiuse gli occhi e iniziò anch'essa a manifestare le sue lodi. La musica cessò e il pastore pronunciò una parabola, invitando i fedeli a riflettere. " Voi siete il tempio di Dio. Il Padre ed io siamo uno, e anche voi lo siete, poichè io sono voi e voi siete me." I fedeli risposero con un deciso Amen, poi il pastore continuò: " cercate prima il regno dei cieli dentro di voi e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù. Voi potete fare cose ancora più grandi di quelle che ho fatto io, e, allora, abbiamo forse bisogno di intermediarci per arrivare a Dio?" A Maeva scappò una lacrima, sembrava che tutto fosse orchestrato apposta per lei. Dio le stava parlando. Il pastore invitò nuovamente i fedeli a pregare, riflettendo sulla parabola appena recitata. Ognuno pregava Dio a proprio modo, come suggeriva il cuore. Maeva, in quel momento, chiese ancora una volta il perdono per essere caduta nello sconforto a causa di tutte le violenze subite nel suo maledetto soggiorno a Pucket. Sempre con gli occhi chiusi e le mani rivolte verso il cielo, pronunciò: " Signore, io e te siamo la stessa cosa. Tu vivi dentro di me, sento la grandezza del tuo amore che mi pervade, aiutami a rimanere forte nella fede e anon cadere mai più nel dubbio e nella paura. Sia lodato sempre il tuo nome, alleluja." Il pastore interruppe improvvisamente i fedeli assorti nelle loro preghiere. " Chi si sente pronto a ricevere il dono dello Spirito Santo, può avvicinarsi." Molti si alzarono e si avviarono verso l'altare. Maeva, continuò ancora a pregare e il suo viso era bagnato da lacrime di gioia. Antonio, anch'egli immerso nella preghiera, aprì gli occhi e si rivolse a Maeva: " vuoi andare?" le domandò. Lei non aspettava altro, rispose con un netto, "si" e si avvicinò al pastore. Si posizionò accanto agli altri fedeli, al centro dell'altare. Il pastore si avvicinò, le impose la mano destra sulla fronte e pregò Dio di benedire la sua anima. Il corpo di Maeva iniziò a tremare, l'energia che la circondava si faceva sempre più intensa, e iniziò a parlare una lingua sconosciuta. Il pastore si soffermò su di lei, pregando e ringraziando Dio per questo dono, anche perchè non tutti i fedeli ne erano beneficiari, soltanto chi aveva un cuore umile ed era incondizionatamente abbandonato a Dio, avrebbe potuto godere di questa grande ricchezza. L'anima di Maeva continuava a dialogare con Dio in quella lingua che nessun uomo riuscirebbe a capire. E' un linguaggio divino, un dialogo tra anime e la materia è soltanto spettatrice. Il pastore tolse la mano dalal fronte di Maeva e passò al fedele a fianco. Lei continuò a ringraziare e piangere, raggiungendo il suo posto accanto ad Antonio, che intanto, emozionato anche lui, la accolse con un sorriso e urlò: " Gloria a Dio." Non tutti i fedeli che si presentarono all'altare ricevettero il dono dello Spirito Santo, ma tornarono tutti felici e speranzosi al loro posto, continuando a pregare per acuisire ancora più fede e umiltà, per poi riprovare, al momento opportuno, a ricevere la grazia divina. La celebrazione continuò, accompagnata dalla musica, le cui note si perpetuavano, imponenti, per tutta l'area della chiesa, raggiungendo l'intimo dei fedeli. Il pastore ringraziò Dio per fatto sentire forte la sua presenza in quella piccola chiesa, annunciando così la fine della messa. Antonio e Maeva si allontanarono entusiati e imboccarono il sentiero sterrato che li avrebbe riportati al centro del paese. " E' stata l'emozione più grande della mia vita!" confidò Maeva. " Credo sia questione di atteggiamento, di predisposizione spirituale. Avevi fame di Dio, l'hai fatto vivo dentro di te e lui si è fatto trovare." Replicò Antonio. " Devo ringraziare anche te se è successo tutto questo." Non devi ringraziarmi. Dio si è servito di me per fare in modo che tu ti avvicinassi a lui." " Si, ma voglio ringraziarti ugualmente. Sei stato e sarai una persona molto importante nella mia vita." " Sono qui per questo, per renderti felice."

5 commenti:

  1. Bellissima! ma non credo sia una favola.

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  2. Grazie! No è una parte di un romanzo che ho scritto tempo fa e lasciato tra i documenti :)

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  3. Se ti interessa leggere una favola gratuitamente ne ho postato il genere all'inizio del blog. Basta iscriversi e poi lasciarmi la mail, ti manderò il file in pdf.

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